La mostra che qui si presenta offrirà certo ai visitatori un'ottima occasione per ritrovare l'opera di Annamaria Russo soprattutto negli esiti più recenti, frutto di impegno senza riserve che l'artista ha dedicato al suo lavoro.

I plexiglass, così come le incisioni e, come sempre, i disegni, derivano infatti da anni di ininterrotta attività - dagli esordi, giovanissima allieva di Capogrossi, fino ai risultati più maturi di una pittura materica fatta di passaggi tonali che risentono delle suggestioni dell'astrattismo italiano degli anni '50 ma derivati anche dall'esperienza storica della Scuola Romana, fino all'eco della cultura dei tardi anni Settanta - vissuti con rara determinazione nello sforzo di affermare man mano gli esiti di un incessante lavoro di ricerca che la vedeva annotare tutte le possibilità "fisiche" dei materiali che via via andava sperimentando.

So che altri hanno scritto qui sul suo percorso d'artista, e per ciò mi preme sottolineare un altro aspetto della sua operosità, quella che tutti noi in Galleria abbiamo potuto apprezzare di Annamaria Russo - impegnata oltretutto da anni a collaborare con altrettanta sollecitudine e personale sacrificio a molte delle attività che la Galleria Nazionale d'Arte Moderna mette in cantiere -: l'insegnamento di storia dell'arte.

Infaticabile e convinta dell'importanza che una tale disciplina rivesta nella formazione di allievi adolescenti nel proprio cammino formativo, Annamaria ha percorso infinite volte i saloni del nostro Museo determinata nella sua certezza di poter trasmettere anche solo in parte, ma tanto basta, la sua passione per questa materia che ha contrassegnato la sua esistenza, studiandola prima con impegno e sperimentandola poi con rigore.

è il caso, dunque, quello di Annamaria Russo di una vita coerente ed appassionata, dove alla ricerca della propria di mensione di artista ha saputo legare, con la stessa urgenza nell'operare, l'altrettanto arduo compito di investire sulle gene razioni più giovani, futuri utenti dei nostri musei e, ci auguriamo, consapevoli detentori di conoscenza di un patrimonio tanto vasto e mai abbastanza studiato.

Anna Mattirolo, 2002