La capacità di Annamaria Russo di rapportarsi alla realtà che la circonda le ha permesso, negli anni dell'insegnamento, di avvicinare i suoi ragazzi alla conoscenza della città e del suo patrimonio, ricreando in classe le suggestioni tratte dalle visite ai musei, a piazze, a monumenti, a chiese, con una produzione di materiale didattico che in più occasioni ha destato l'interesse anche all'esterno del mondo della scuola.
Ora che il suo impegno scolastico si è concluso - almeno nella forma dell'insegnamento quotidiano - Annamaria rivive in prima persona le impressioni che le testimonianze del passato producono sul suo mondo, traducendo in schizzi dalla grafica elaborata statue e rilievi.
La rivisitazione di uno dei nostri Musei più ricchi di suggestione, il Museo Barracco, si accosta e si somma alla produzione libera, si costruisce come nuovo filone di ricerca e di conoscenza che apre nuove vie e nuove emozioni.
Annamaria assorbe dal mondo che la circonda colori, luci, impressioni: arricchisce così un immaginario da trasporre nelle opere sempre più complesse nell'esuberante desiderio di trasmettere e comunicare la grande forza vitale che la anima.
È una forza che probabilmente trova la sua origine proprio nella materia che Annamaria usa per le sue opere, la terra: il fatto stesso di plasmare questo elemento primordiale, con le sue valenze simboliche legate alla fertilità e quindi alla creazione stessa, racchiude una particolare magia, una sensazione di piacere materico che si espande oltre la superficie del quadro.
La terra nelle opere di Annamaria è manipolata, assume forme e colori, si espande e si incrosta, si distende in ampie strisce e si condensa in rapidi e concisi tocchi, comunica la simultaneità creativa dell'azione materica e di quella artistica. Il percorso attraverso le opere esposte permette di leggere le costanti e le innovazioni che segnano fasi e passaggi di crescita e maturazione. Le costanti sono la terra, la plasticità del segno, un legame con la storia, con un mondo di oggetti e di paesi immutati e immutabili nel tempo; le varianti, che si impongono con sempre maggiore forza, sono la sicurezza nel manipolare la materia pittorica, l'ardire nell'alternare accosta menti cromatici violenti a delicate variazioni di gamme, l'invenzione di forme nuove che interagiscono con gli spettatori.
Nascono così i multipli, che Annamaria chiama "polittici" con un termine non a caso antico, che evoca elaborate pale d'altare e tecniche d'altri tempi: si tratta in realtà di opere che si scindono e si compongono, che si leggono in quanto parti autonome di un insieme o in quanto unicum che risulta dall'accostamento di singole parti. Ogni opera vive così singolarmente e come parte di un insieme più vasto e complesso, invita lo spettatore a mettere insieme i pezzi del "puzzle", a dividerli ed a ricomporli a proprio piacimento ricreando armonie nuove e personali.
Questo coinvolgimento è ancora più evidente nelle ultime opere di Annamaria, le Ruote: solo ruotando il quadro, con un semplice gesto, lo si può vedere e godere pienamente e così chi guarda sceglie e aziona un contatto diretto.
Alla fine del percorso si ha certezza della profonda continuità che lega opere ormai lontane nel tempo ma frutto di una stessa matrice creativa, la stessa continuità dell'evoluzione di Annamaria come persona, della sua crescita simultanea nella vita e nel lavoro, come artista e come donna.